Linguaggi gergali: l’argot

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Il termine argot, spesso associato alla parola inglese slang e utilizzato per designare un modo di parlare familiare o circoscritto a un gruppo limitato di persone (gergo), nasce in realtà per identificare l’ambiente criminale e il linguaggio criptato della malavita, capace negli anni di entrare a far parte della lingua francese standard.  

Ma facciamo chiarezza…

Le origini del gergo

Agli albori il termine argot non veniva utilizzato per definire un linguaggio o un gergo, bensì per designare l’ambiente, il settore malavitoso e criminale. Negli anni però il “jargon de l’argot, quindi il gergo della malavita, è diventato più semplicemente l’argot, termine che quindi non rappresenta più il mondo criminale, ma il linguaggio gergale utilizzato in questo ambiente. Attualmente però, come accennavo prima, può essere usato per riferirsi a un gergo in generale, quindi un quasi sinonimo di jargon.

Esistono attestazioni di questo gergo già a partire dal Medioevo1 ma solo nel XIX secolo verrà riconosciuto prima e utilizzato poi dal grande pubblico.

Da sempre coloro che vivono al di fuori della legge hanno escogitato svariati modi per eludere appunto la giustizia, o chi ne fa le veci, arrivando ad utilizzare un linguaggio segreto, incomprensibile per chi non appartenga al mondo criminale.

L’ingresso di questo gergo criptato all’interno della lingua comune avvenne soprattutto per merito di svariati scrittori e romanzieri, quali Balzac, Victor Hugo ed Eugène Sue, capaci di utilizzarlo al fine di rendere più realistici e intriganti i propri racconti, aggiungendo un pizzico di eccentricità (non priva del proprio fascino) all’interno delle proprie opere.

  1. Link al Volume 17, numero 2, 2012 di Étymologie, curato da Gaétan Saint-Pierre.

Tecniche e modalità

Risulta difficoltoso stabilire una regola di composizione di questi termini, ma se vi è un filo conduttore capace di tenere assieme tutti gli elementi di questo gergo, quello è sicuramente il linguaggio figurato e metaforico.

Come ad esempio maquiller, in argot antico “lavorare” e quindi “rubare”, utilizzato poi dai truffatori per designare l’atto di truffare e ingannare, arrivando poi al senso attuale del termine: “truccare”, “truccarsi”.

Linguaggio figurato quindi e derivazione, le chiavi di lettura di questo gergo. Così come ad esempio per cambrioleur, termine che deriva etimologicamente da chambre (camera), e quindi utilizzato per coloro che effettuano furti in casa, i ladri d’appartamento.

Risulta poi difficile stabilire l’esatta origine di termini come flic (sbirro) o bagnole (macchina), così come risulterebbe difficile stabilirla per lo stesso termine italiano “sbirro”. Ritengo personalmente che dietro queste tecniche utilizzate dalla malavita sia possibile riconoscere un certo estro, nonché genialità. Per avere un’idea più completa della quantità di termini coniati in questo ambiente è possibile consultare online il dizionario argot-français (curato da Eugène-François Vidocq).

Dal gergo alla lingua comune

Il passaggio da linguaggio criptato e “segreto” al linguaggio comune è stato spinto e in qualche modo accelerato sia dalla letteratura, sia dal teatro. Al giorno d’oggi sono numerosissimi i termini presenti nel francese standard, caratteristici sia del parlato familiare sia del linguaggio considerato forbito, riconducibili all’argot criminale (per un elenco più corposo consiglio di consultare la pagina Wiktionary).

Ma ecco un estratto di alcuni termini francesi derivanti dall’argot, accompagnati da un possibile traducente italiano:

  • Abasourdir ->  uccidere (un tempo), stordire e sbalordire (oggi)
  • Braquer -> rapinare
  • Bouffer -> mangiare
  • Bouffe ->  cibo
  • Chouiner -> piagnucolare
  • Coco ->  cocaina
  • Mec ->  ragazzo
  • Pote ->  amico

Argot: fascino e genialità criminale.

Ps: Nel caso in cui vogliate approfondire la conoscenza sui linguaggi gergali francesi, cliccate qui per l’articolo sul Verlan.

Stefano Gaffuri

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